Reza Abedini, padre della grafica contemporanea iraniana

Reza Abedini, graphic designer in Iran: un lavoro, un’eredità

Essere un designer come Reza Abedini in un paese come l’Iran significa portare dentro e ricreare uno straordinario patrimonio artistico, visivo e calligrafico di 3000 anni. Per seguire le orme di una storia ricchissima, quella di un immenso Impero che un tempo divenne il fondamento artistico di tutte le civiltà circostanti. Il regno di Persia ha influenzato non solo le società arabe ma anche occidentali, asiatiche e africane nei campi dell’architettura, della scultura, delle arti visive, della scrittura e delle tecniche manuali. Nonostante sia stato lacerato da conquiste, guerre e arricchito da diverse culture, l’Iran si è comunque distinto dal mondo arabo sviluppando una propria lingua (farsi) e cultura, facendone un Paese singolare. Come in altri paesi musulmani, fece largo uso dell’arte calligrafica, di cui si usavano arabeschi e luminarie per sublimare il Corano, il testo sacro. Sorridente al mondo durante l’antichità, aperto all’Occidente negli anni Sessanta e poi solitario durante la rivoluzione islamica del 1979, il Paese ha attraversato periodi più o meno favorevoli all’espressione visiva. Nonostante la cattiva immagine veicolata dai media, l’Iran è comunque un luogo alto del design grafico, riconosciuto sulla scena internazionale e pieno di talento.

Padre della creazione post-rivoluzionaria

Reza Abedini è la figura di spicco della seconda generazione di designer iraniani, post-rivoluzione islamica (1979), dagli anni ’90 in poi. Classe 1967, forma, insegna e trasmette le sue conoscenze ereditate dai primi grafici iraniani formatisi nelle Belle Arti e nel graphic design occidentale, come Morteza Momayez prima di lui. Lungi dal creare in un ambiente a porte chiuse, nonostante il contesto politico, il suo lavoro è riconosciuto a livello internazionale e cerca di perpetuare uno stile e una cultura persiani.

Membro dell’International Graphic Alliance e dell’Iranian Graphic Designer Society, insegna al Dipartimento di Belle Arti dell’Università di Teheran (la quarta più grande al mondo) dal 1996, parallelamente al suo lavoro come grafico freelance nel settore culturale campo. In Iran, le belle arti e il design grafico sono intimamente legati. E poiché è un rinomato professore e grafico, la maggior parte dei grafici iraniani contemporanei è stata influenzata e formata dallo stesso Reza Abedini. È quindi LA figura di spicco della post-rivoluzione dopo Morteza Moyamez prima di lui (figura della pre-rivoluzione).

In perenne ricerca, “abbandonò gradualmente i codici ereditati dalla generazione precedente, per stabilire i propri elementi di linguaggio stilistico. Uno stile determinato dalle tecniche e dai loro limiti, la serigrafia, i suoi grandi schermi, e forse anche i suoi colori spenti su tinte, carta kraft”, sottolinea Alain Le Quernec nel numero di design&designer (edizioni Pyramid) dedicato al grafico iraniano. In questo estratto della BBC che abbiamo condensato, possiamo vedere Reza giocare con le lettere e con le immagini. Il lettering manoscritto stilizzato è infatti considerato una disciplina visiva e un’immagine a sé stante. Ha oggi un posto importante in tutte le forme di espressione artistica iraniana, che Reza Abedini ha saputo reinventare.

Come abbiamo affermato nel nostro articolo sul genio del design grafico iraniano, “l’arte della calligrafia è ancora considerata la più compiuta delle arti applicate dell’Islam ed è ampiamente utilizzata nel design grafico iraniano. (…) È un elemento importante, anche soppiantando il visivo (mentre è per lo più l’opposto nella nostra cultura). Parole e immagini si mescolano per diventare una cosa sola, le lettere diventano illustrazioni. Non si può cogliere il significato della grafica iraniana senza considerare l’importanza del testo per questo cultura.”

Desideroso di affermare un design grafico persiano contemporaneo, Reza Abedini è appassionato di tipografia e lettere persiane e disegna caratteri in alfabeto farsi. Senza essere puramente calligrafico, il suo lavoro è decisamente moderno, pur rimanendo in linea con i codici artistici iraniani. Mescola così i codici dell’arte contemporanea e della calligrafia persiana per creare quella che chiama “persianità”. In effetti, deve essere chiaro che la tipografia come la conosciamo in Occidente non ha nulla a che fare con la tipografia iraniana.

Un lavoro tipo-calli-grafico: lettere come immagini

Nei caratteri occidentali, la tipografia dà energia alla lettera; un significato, una sensibilità, un’essenza, dal progettista al fruitore. La stessa sensibilità che si è persa nel passaggio dalla mano alla macchina, dalla calligrafia alla tipografia. Tuttavia, a causa delle loro forme caratteristiche, le lettere persiane sono imbevute di un’energia propria, dalla quale sono indissociabili. Sono quasi sempre calligrafici, fatti a mano. Prima di Reza Abedini, il farsi non era (o molto raramente) digitalizzato e la litografia era un mezzo molto utilizzato per realizzare manifesti o supporti pubblicitari, poiché queste lettere erano quasi impossibili da digitare. Reza Abedini afferma inoltre che “la tipografia iraniana non esiste in quanto tale” (estratto dal saggio di Roshanak Keyghobadi What is Typography? gennaio 2015). Se vogliamo fare un gioco di parole, allora potremmo parlare qui di tipo-calli-grafia, nel suo senso greco primario: l’arte di scrivere bei caratteri grafici.

Il design della tipografia persiana richiede al designer di lavorare sodo per creare non solo lettere ma anche più combinazioni di tipi tra loro, a seconda della loro posizione nella parola. Perché, come nella lingua araba, le lettere si fondono per crearne di nuove. Anche la designer iraniana Sina Fakour, che abbiamo incontrato a Lione e che ha condiviso con noi alcune risorse grafiche sull’Iran, ha completato il suo libro di memorie su “La scrittura araba, dal manoscritto al digitale” (progetto 9/28). Questa difficoltà tipografica può essere meglio compresa con l’immagine dell’opera di Fakour qui sotto, che mostra che a seconda della sua posizione nella parola, la lettera sarà visivamente diversa.

Allo stesso modo qui, Sina Fakour usa e riorganizza le lettere della parola “voto” per creare nuove parole: “sì” e “compagnia”. Un gioco di parole impossibile da cogliere nella cultura europea, che spesso vede solo la bellezza di un folklore.

Trae questa idea da questo patrimonio calligrafico, proprio come Reza Abedini. La particolarità della tipografia persiana, in contrasto con la tipografia occidentale, risiede nel fatto che sublima e combina questa energia intrinseca e dà vita ai suoi criteri estetici, come spiega Saed Meshki nel suo saggio “Cos’è la tipografia?”. (che cos’è la tipografia) (2004). È quasi impossibile per noi coglierne tutte le sfumature e i riferimenti, ma possiamo comunque apprezzarne la composizione, i colori, i motivi e gli arabeschi.

Poster dal libro Reza Abedini – Design&Designer #26

Il lavoro di Reza Abedini è stato premiato molte volte, in particolare per il miglior poster di film in Iran, o al festival del poster di Chaumont. Ha anche ricevuto premi alle biennali dei poster in Messico, Iran, Hong Kong…

fonte: https://www.grapheine.com/en/history-of-graphic-design/reza-abedini-father-of-iranian-contemporary-graphic-design